Bonus mamme 2026: fino a 720 euro per le lavoratrici con almeno due figli
Il nuovo bonus mamme 2026 riconosce alle lavoratrici con almeno due figli un contributo di 60 euro per ogni mese spettante, fino a un massimo di 720 euro annui. La somma è esente da imposte e contributi e non rileva ai fini dell’ISEE. La misura è prevista dall’articolo 1, comma 207, della legge n. 199/2025. inps.it
1. 👩💼 Chi può ottenere il bonus
Il contributo riguarda:
- le dipendenti pubbliche e private, escluse le lavoratrici domestiche;
- le lavoratrici autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie;
- le iscritte alla Gestione separata INPS;
- le libere professioniste iscritte alle Casse previdenziali.
Sono compresi anche i rapporti di lavoro intermittente e in somministrazione. Occorre rispettare contemporaneamente i requisiti familiari, lavorativi e reddituali.
| Situazione familiare | Condizioni per accedere |
|---|---|
| Due figli | Figlio più piccolo sotto i 10 anni; ammesse dipendenti a tempo determinato o indeterminato e autonome |
| Tre o più figli | Figlio più piccolo sotto i 18 anni; esclusi i mesi nei quali esiste, anche solo parzialmente, un rapporto dipendente a tempo indeterminato |
Sono inclusi i figli adottati o in affidamento preadottivo. Il bonus spetta anche per il mese in cui il figlio raggiunge il limite di età.
Se il requisito familiare si realizza durante l’anno, ad esempio con la nascita del secondo figlio, il diritto decorre da quel mese, purché siano presenti anche le altre condizioni.
2. 💶 Il limite di reddito: fino a 40.000 euro
La somma dei redditi da lavoro della madre riferiti al 2026 non deve superare 40.000 euro annui. Un reddito esattamente pari a 40.000 euro consente quindi l’accesso.
Il limite riguarda la madre: non coincide con l’ISEE né con il reddito complessivo della famiglia.
Per verificare la soglia occorre considerare:
| Entrate | Trattamento |
|---|---|
| Redditi delle diverse attività lavorative della madre | Si sommano |
| Redditi da lavoro esenti o soggetti a tassazione sostitutiva o agevolata | Rilevano, secondo i criteri della circolare |
| Indennità di maternità, malattia, congedo straordinario e integrazione salariale durante il rapporto | Rilevano |
| NASpI e DIS-COLL | Non rilevano |
| Pensioni, comprese quelle ai superstiti | Non rilevano |
I redditi sono considerati al lordo delle eventuali franchigie o riduzioni percentuali fiscali. Per le dipendenti, invece, si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori trattenuti dal datore di lavoro; non sono deducibili quelli facoltativi per riscatti o ricongiunzioni.
📌 La soglia non coincide automaticamente con la RAL: è opportuno verificare il reddito rilevante prima di presentare la richiesta.
3. 🚫 Chi resta esclusa
Il contributo non spetta:
- alle madri con un solo figlio;
- per i mesi successivi al raggiungimento del limite di età previsto;
- alle lavoratrici domestiche;
- alle madri con redditi da lavoro 2026 superiori a 40.000 euro;
- per i periodi privi di un rapporto di lavoro o di un’attività autonoma utile;
- alle madri con almeno tre figli, nei mesi con un contratto dipendente a tempo indeterminato, anche solo per parte del mese.
La sola titolarità di un’impresa o di una carica sociale non basta: occorre l’inquadramento previdenziale richiesto dalla disciplina.
Non esiste un obbligo generalizzato di presentare domanda: il bonus è un’agevolazione facoltativa, riconosciuta su richiesta.
4. 🔄 Tre figli e contratto stabile: attenzione all’altra agevolazione
Per le madri con almeno tre figli e rapporto a tempo indeterminato resta possibile, ricorrendone i requisiti, il diverso esonero dei contributi previdenziali IVS a carico della lavoratrice, previsto dall’articolo 1, comma 180, della legge n. 213/2023, fino al 31 dicembre 2026.
Se il contratto a termine viene trasformato a tempo indeterminato, il bonus di 60 euro cessa già dal mese della trasformazione. Anche l’apprendistato è considerato un contratto a tempo indeterminato.
5. 📅 Quanto spetta e quando arriva
Il bonus è pari a 60 euro per ogni mese o frazione di mese utile, fino a dodici mensilità. I 720 euro rappresentano il massimo, ottenibile solo quando tutte le condizioni sussistono per l’intero anno.
La circolare prevede il pagamento in un’unica soluzione a dicembre 2026, comprendendo le mensilità spettanti da gennaio a dicembre. Eventuali ulteriori tempistiche saranno comunicate dall’INPS.
Per le autonome e le professioniste vanno verificati i periodi di attività e iscrizione previdenziale secondo la gestione di appartenenza. Anche eventuali sospensioni richiedono un esame specifico.
6. 📝 Come prepararsi alla domanda
Una volta aperto il servizio, la richiesta potrà essere presentata:
- sul portale INPS, con SPID, CIE, CNS o eIDAS;
- tramite un patronato;
- attraverso il Contact Center INPS, ai numeri 803.164 da rete fissa oppure 06 164.164 da cellulare, secondo le tariffe del gestore.
È utile preparare:
- dati anagrafici e codici fiscali dei figli;
- eventuali date di adozione o affidamento preadottivo;
- periodi di lavoro del 2026;
- verifica dei redditi annuali rilevanti;
- IBAN per l’accredito, se si sceglie questa modalità anziché il bonifico domiciliato.
Il pagamento non è automatico: occorre la domanda INPS. Le scadenze dell’edizione 2025 non devono essere utilizzate per la richiesta relativa al 2026.
7. ⚠️ Controlli e dichiarazioni non corrette
L’INPS può accogliere la domanda integralmente, riconoscere soltanto alcune mensilità oppure respingerla. Contro il rigetto o l’accoglimento parziale è possibile chiedere il riesame telematico entro il termine indicato nel provvedimento.
Le dichiarazioni sono controllabili anche dopo il pagamento. In caso di dichiarazioni mendaci possono conseguire decadenza, recupero delle somme e conseguenze amministrative e penali, ai sensi degli articoli 75 e 76 del D.P.R. n. 445/2000.
Non presentare la domanda, invece, non comporta una sanzione: impedisce di ottenere il contributo su richiesta.